Si chiude il cerchio: il mio ritorno sul palco di Sanremo New Talent
Si chiude il cerchio
Sono tornato a Rimini, sul palco di Sanremo New Talent: quello stesso palco sul quale, un anno fa, ho conquistato la vittoria nella categoria Platinum.
Dovevo tornarci da concorrente, dopo aver superato nuovamente le selezioni dell’edizione “Winter”, svoltesi lo scorso inverno a Sanremo.
Invece, durante quest’anno, qualcosa è scattato dentro di me. Qualcosa di bello, di inaspettato, di sorprendentemente appagante: a un certo punto mi ha avvolto la sensazione di aver “dato tutto” e di non sentire più il bisogno di altre conferme per sentirmi appagato.
Sottolineo la mia convinzione che non si finisca mai di imparare (infatti mi sono appena iscritto a una scuola di canto). Ma i concorsi comportano il giudizio soggettivo di persone che talvolta sono preparate e altre volte lo sono meno. Io sono arrivato a un punto della mia vita artistica in cui canto per emozionare e mi emoziono quando canto, al netto di qualsiasi giudizio esterno. Chi ha piacere di ascoltarmi, mi ascolta. Chi non ce l’ha, semplicemente non è tenuto a farlo.
Quindi, durante l’attesa tra l’edizione Winter e la Summer di Sanremo New Talent, ho deciso che non avrei gareggiato. Avendo però vissuto su quel palco una delle più grandi emozioni della mia vita, ho voluto andarci comunque, per reincontrare quelle persone, quell’ambiente e quell’esperienza. Questa volta, però, ho voluto farlo “da ospite” anziché da concorrente.
Ci sono tornato quindi da vincitore della precedente edizione, fuori gara, per una nuova esibizione e per rivivere un’esperienza che ha segnato profondamente il mio percorso musicale.
E devo dire che tornare lì ha fatto uno strano effetto.
Un anno fa ero arrivato a Rimini con la voglia di giocarmi tutto.
Questa volta sono arrivato con la sensazione di avere già fatto quello che dovevo fare.
Ed è una sensazione bellissima.
Tornare da vincitore
La mia presenza quest’anno aveva, per me, un significato preciso.
Ero il vincitore della categoria Platinum della precedente edizione: un vincitore tornato sul palco per testimoniare, attraverso la propria esperienza, il percorso vissuto all’interno di Sanremo New Talent.
Per questo ho accettato volentieri di esserci.
Ho pagato la mia partecipazione come gli altri artisti e ho vissuto la giornata insieme ai concorrenti, pur sapendo già che la mia esibizione sarebbe stata il mio unico momento sul palco, essendo fuori gara.
Qui devo ammettere di avere provato anche un certo rammarico. Non mi aspettavo tappeti rossi, privilegi o trattamenti da VIP. Mi aspettavo però che la presenza del vincitore della precedente edizione avesse un significato particolare anche per l’impianto organizzativo.
Nella mia idea, sarebbe stato carino (e anche sensato) da parte dell’organizzazione concedermi uno spazio più “centrale”, magari nelle semifinali o nella serata finale, proprio come ospite e testimonianza del percorso compiuto nell’edizione precedente.
Anche la collocazione della mia esibizione ha prodotto qualche riflessione. Sono salito sul palco alla fine della prima giornata di casting, dopo molte ore di esibizioni e dopo una giornata intensa per tutti i presenti. Tra l’altro, appunto, nel contesto dei casting e non tra i finalisti. La platea aveva inevitabilmente iniziato a svuotarsi e la stanchezza si faceva sentire.
Avrei immaginato per quel momento una cornice diversa.
Lo dico con grande serenità, perché oggi sento di avere già concluso il mio percorso competitivo.
Quel gesto avrebbe dato più lustro al Festival che a me. Sarebbe stato una forte testimonianza non solo della genuinità del concorso, ma anche di un’esperienza talmente gratificante da meritare una seconda visita. E anche una dimostrazione che per il Concorso i vincitori non sono solo numeri, ma artisti che si sono guadagnati un posto sotto una luce “più calda”.
Poi è arrivato il momento di cantare
Quando è arrivato il mio turno, però, tutto il resto ha lasciato spazio alla musica.
Ho scelto “Un nuovo amico” di Riccardo Cocciante.
Sono salito sul palco e sono stato presentato come “fuori gara”, cioè qualcuno che era lì solo per esibirsi. Il presentatore si è rivolto alla giuria sottolineando che non mi avrebbero dovuto valutare.
E lì è nata la magia. Ho cominciato a cantare e ho visto i giurati appoggiare la schiena allo schienale della poltrona, rilassati, con l’atteggiamento di chi non ha responsabilità e vuole godersi lo spettacolo. È stata per me una sensazione forte, gratificante. Anche perché ad ascoltarmi c’erano nomi celebri come Vince Tempera e Paolo Paltrinieri.
Ho ritrovato esattamente ciò che cercavo.
Ho visto i giudici ascoltare, seguire, sorridere e godersi semplicemente la performance.
Questa volta davanti a me non c’era una giuria, bensì un pubblico d’eccezione, che ascoltava la mia voce senza avere il compito di decidere il mio destino.
E questa condizione mi ha fatto scoprire qualcosa di molto bello: togliere il giudizio mi ha mostrato la loro emozione.
Ho potuto osservare le loro reazioni, percepire quello che provavano… ho potuto semplicemente cantare.
E ancora una volta ho capito perché amo farlo.
Perché alla fine, quando canto, cerco proprio questo: arrivare dall’altra parte del palco, arrivare alle persone, creare un’emozione.
Che ad ascoltarmi ci sia uno stadio o una sola persona.
La stretta di mano al maestro Vince Tempera
Tra i momenti che conserverò di questa esperienza c’è anche il nuovo incontro con il maestro Vince Tempera.
Un anno fa, stringergli la mano aveva rappresentato per me uno dei momenti più importanti di quella straordinaria esperienza.
Tornare un anno dopo e stringergliela nuovamente, questa volta da vincitore della precedente edizione, ha avuto un significato ancora più profondo.
Ci sono incontri che diventano parte della nostra storia, e per me questo è uno di quelli, assolutamente.
Quel momento, insieme alla mia esibizione, resterà tra i ricordi più belli di questa seconda esperienza a Rimini.
Un anno dopo, tutto appare diverso
La differenza rispetto a un anno fa l’ho sentita soprattutto mentre cantavo. Non avevo una classifica da aspettare, un voto da conoscere, un risultato da inseguire. Avevo davanti una giuria che, per una volta, non doveva decidere nulla su di me.
Doveva soltanto ascoltare.
E io potevo fare esattamente la stessa cosa: cantare.
Questa esperienza mi ha fatto capire ancora meglio quanto sia cambiato il mio rapporto con la competizione. La vittoria dello scorso anno ha rappresentato per me una conferma enorme, ma oggi sento di poter guardare a quel risultato con serenità, senza avere bisogno di rincorrerlo nuovamente.
Questo non significa che abbia smesso di studiare o di voler migliorare. Anzi: continuerò a lavorare sulla mia voce, perché credo che nella musica ci sia sempre qualcosa da imparare.
Ma oggi lo faccio per me: perché mi piace cantare, e perché crescere e migliorarmi mi appaga e mi rende felice.
Perché ogni volta che salgo su un palco voglio essere un po’ più bravo del Roberto che c’era la volta precedente.
E soprattutto perché voglio continuare a emozionarmi e a emozionare chi mi ascolta.
La gara, invece, ha smesso di essere una necessità.
E forse è proprio questo il regalo più grande che mi ha lasciato Sanremo New Talent: la possibilità di tornare sul suo palco un anno dopo e scoprire che potevo viverlo in maniera completamente diversa.
Non avevo più nulla da dimostrare, avevo solo qualcosa da cantare.
Ed è stato bellissimo.
Si chiude il cerchio
Per questo, quando sono ripartito da Rimini, ho avuto la sensazione precisa di aver chiuso un cerchio.
Sono tornato nello stesso luogo dove un anno prima era iniziato qualcosa di importante per me. Ho rivisto quel palco, quelle luci, quelle persone.
E sono tornato a casa con una sensazione che difficilmente avrei potuto avere un anno fa: la sensazione di essere esattamente dove volevo essere.
Non perché avessi ottenuto un altro risultato, ma perché mi sono reso conto che il risultato che cercavo lo avevo già ottenuto.
La vittoria dello scorso anno rimane uno dei momenti più importanti della mia storia musicale. Questa esperienza, invece, ha avuto un significato diverso: è stata la possibilità di tornare su quel palco senza dover conquistare niente.
Solo per cantare, solo per vivere ancora una volta quelle emozioni. E, soprattutto, per rendermi conto che quella pagina della mia storia poteva finalmente essere chiusa nel modo più bello possibile: con una canzone, con un applauso e con una stretta di mano.


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