Primo piano di Roberto Quintavalle, sullo sfondo il mare di Rimini

Avvocato mancato: arte, resistenza e vita quotidiana

Avvocato mancato, per vocazione

…un altro round. Dalla luce del palco alla realtà quotidiana

Ci sono momenti in cui voli alto. Talmente alto che l’aria sembra diversa, più leggera. Il 29 novembre è stato uno di quei momenti: palco, teatro, musica, emozioni nude. Un’esperienza artistica così intensa da lasciare un segno fisico, quasi tangibile.

Poi succede sempre la stessa cosa: si scende.

Non con eleganza. Non lentamente. Ma di colpo. Si torna inevitabilmente con i piedi per terra.

Dalla magia alla realtà quotidiana, fatta di problemi, richieste, tensioni, responsabilità. Gente che ti chiama perché c’è un casino. Situazioni che non hai creato tu, ma che finiscono comunque sulla tua scrivania. Questioni burocratiche, tecniche, umane. E tu lì, a fare quello che fai da sempre: ascoltare, analizzare, tenere la barra dritta.

È in quei giorni (non sul palco) che mi torna naturale definirmi un avvocato mancato.

Non ho mai indossato una toga. Non ho mai studiato legge. Ma da anni esercito qualcosa di molto simile: la capacità di reggere il conflitto, di non scappare davanti al problema, di scomporlo, capirlo, difendere una posizione quando serve e mediare quando è possibile.

Scrivo. Analizzo. Metto ordine.

Quando finisco un periodo artisticamente esaltante, come quello appena vissuto, il mondo sembra quasi mettermi alla prova: “Vediamo se sei lo stesso anche adesso”.

E la risposta, puntualmente, è sì. E non perché sia facile, ma perché è la mia natura.

C’è chi pensa che l’artista viva solo di ispirazione. Io no. Io so, perché lo vivo ogni giorno, che l’arte vera convive con la fatica, con la tensione, con la responsabilità.

Cantare non è evadere dalla realtà. È affrontarla con un linguaggio diverso.

Quando salgo su un palco porto con me tutto: le battaglie vinte, quelle perse, le notti in cui non dormi perché qualcuno ha un problema e tu non riesci a far finta di niente, quando vedo un’ingiustizia (anche se non mi riguarda direttamente) e sento di dover fare qualcosa…! La voce, se è onesta, contiene tutto questo.

Forse è anche per questo che chi ascolta sente qualcosa di vero.

Scrivo perché mi piace, perchè le parole mi aiutano a rimettere i pezzi al loro posto. E canto, perché la musica fa lo stesso, ma più in profondità.

E tra una cosa e l’altra, continuo a fare quello che ho sempre fatto: esserci. Per il lavoro, per gli altri, per me stesso.

Questo articolo non è uno sfogo amaro. Anzi, è uno sfogo celebrativo. Perché anche questa volta il round è finito in piedi.

C’è una frase di Rocky che mi accompagna da sempre:

“Non è importante quanto colpisci forte. È importante quanto sai resistere ai colpi e se riesci ad andare avanti.”

Ecco, questo sono io. Un artista. Uno che combatte. Uno che non molla.

Se sei arrivato qui per caso, magari cercando altro, e ti sei fermato a leggere, sappi che questa è solo una parte del mio mondo.

La musica è l’altra metà.

La trovi nei miei video, nelle mie esibizioni, nel mio canale YouTube, dove racconto — cantando — tutto quello che qui posso solo scrivere.

Io continuo a salire sul ring. Sul palco. Nella vita.

Avvocato mancato, sì. Ma sempre presente.

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